venerdì 24 aprile 2026
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lunedì 13 aprile 2026
Monte Baldo: tre giorni tra amicizia, fede e memoria
Se fossimo rimasti tutti attaccati alla fede e non all'uomo,
oggi, a Canneto, saremmo un popolo... questa, una frase che mi ha colpito,
della testimonianza che Tiziano ci ha fatto parlando della sua vita e di ciò
che lo ha cambiato facendo l'incontro con la compagnia dei Tipi Loschi di San
Pier Giorgio Frassati. Abbiamo trascorso due giorni tra le montagne Mantovane
sul lago di Garda con alcuni dei nostri ragazzi della compagnia, precisamente a
Ferrara di monte Baldo, su invito di Cristian. Sono partito contento di passare
due giorni con i nostri ragazzi e con gli amici che vedo meno durante l'anno in
un rifugio di montagna. Il posto si è rivelato molto bello, un rifugio
dell'associazione nazionale alpini che viene gestito dal mitico Piero, un socio
onorario di 87 anni che cura tutto il posto e ci ha fatto sentire veramente a
casa, adoperandosi silenziosamente e senza essere ne invadente de geloso del
suo rifugio, nelle piccole necessità di cui avevamo bisogno, facendoci trovare
il fuoco della stufa sempre acceso, lavando i piatti se necessario, cambiando i
sacchetti dell'immondizia e molto altro. Abbiamo subito fatto amicizia e ci ha
raccontato molto della sua vita. Sabato mattina siamo partiti per una bella
escursione sul monte Baldo, diretti al rifugio Chierego a circa 2000 mt di
quota, una non lunga escursione ma molto panoramica, con vista sul lago di
Garda, in alcuni punti era presente anche la neve ma faceva un bel caldo. Ho
visto i nostri ragazzi molto affiatati e contenti di condividere questi momenti
insieme. Arrivati al rifugio, dopo un pranzetto con panino, abbiamo letto una
bella lettera che scrisse Pier Giorgio Frassati al suo amico Marco Beltramo,
questo per ricordarci soprattutto il motivo principale della bella gita, che si
ricollega alla frase iniziale di Tiziano, quando parlava della conferenza sul
dottor Beluffi, un medico pediatra di Brescia che ha dedicato tutta la sua vita
all'apostolato tra i giovani, accompagnandoli sempre in montagna e usando
di questo strumento per custodirli e guidarli nella crescita e nelle loro
fatiche quotidiane. Noi della compagnia, siamo dei soggetti tutti molto
diversi, ognuno con le proprie "pazzie o fissazioni" come vogliamo
chiamarle, lontani mille miglia dai modi di fare dei nostri cari nordici (come
li chiamiamo noi goliardicamente) ma se ci fermassimo qui, non ci sarebbe stata
mai la bella amicizia che ci lega da più di vent'anni e dove ognuno,
coinvolgendosi in questi momenti comunitari è costretto a limare qualcosa di se
stesso. Tiziano ci ricordava che alla conferenza, ha rivisto moltissimi amici
che non si aspettava di vedere. Questo da una parte gli ha dato gioia, ma
dall'altra un senso di tristezza nel pensare che ognuno da tempo ha scelto la
propria strada seguendo le personali inclinazioni e difatto disperdendosi.
Quando si andava in montagna con il dottor Beluffi, si era un popolo, io
stesso, dice Tiziano, mi sono riavvicinato alla fede grazie a lui e glie ne
sono molto grato, sono rimasto molto colpito da questa persona che mi ha fatto
incontrare Federica, Marco e tutti quelli della prima ora della compagnia,
dicendomi sempre che ogni cosa che ci capita non avviene a caso nella nostra
vita. Una vicissitudine che spiega bene questo e che è stata determinante per
modellare il mio carattere, fu quando feci domanda per il servizio civile
volontario, scivendo nelle prefernze che avrei voluto andare a casa S. Gemma a
San Benedetto del Tronto, per stare anche insieme ai ragazzi dei Tipi Loschi
conosciuti ai campi estivi del dottore, e invece fui destinato in una casa di
rioposo a Cupra Marittima. Quando lo dissi al dottore, lui mi disse :" vai
quello è il tuo posto". Conobbi qui, la carità che muoveva i ragazzi che
seguivano la compagnia che per sprono, da parte dei responsabili, mi venivano a
prendere e mi portavano a casa in orario, pur di farmi stare qualche momento
con loro. Fu proprio come diceva il dottore, dovevo passare per quella prova,
per capire tutto ciò che ancora oggi, mi ha portato ad essere qui con voi in
questi due giorni di vacanza.
Sono personalmente grato a Dio che mi ha dato la possibilità di partecipare a
questa piccola vacanza, perchè anche se non troppo organizzata nei dettagli, si
è rivelata ancora una volta un modo per rimettere in ordine le idee e
ritinteggiare nuovamente la staccionata della mia vita, passare un po di tempo
insieme agli amici fuori da questioni legate strettamente al lavoro e stringere
ancora di più i nostri legami. Nel salutare il nostro nuovo amico alpino, ho
notato un velo di commozione nei suoi occhi e lui stesso ce lo ha detto,
scambiandoci un'arrivederci e non un addio.
Tanto può fare Dio in così poche ore passate insieme.
Di ritorno siamo passati al Santuario della Madonna della Corona, per
partecipare alla santa messa, un posto meraviglioso che fa riflettere su tante
questoni, in particolare sul perchè fosse costruito proprio sulla parete di una
montagna a strapiombo sulla valle sottostante. Un posto frequestato anticamente
solo da eremiti che vivevano nelle loro piccole grotte, ma voluto fortemente da
Dio che fece apparire la statua dell'attuale Madonna presente sopra l'atare in
quel punto inaccessibile all'uomo. Volontà dell'uomo fu riportare la statua in
posti meno scomodi, per la venerazione, volontà di Dio invece fu di far
ritrovare ogni volta la statua su quella parete strapiombante. Ho pensato che
calarsi per quasi 70 metri con le attrezzature del 1500 deve essere stato molto
laborioso, eroico, se non fosse stato per un motivo soprannaturale che ne diede
anche la forza agli abitanti dell'epoca. Dio scelse il posto, e devo dire che
l'uomo seppe onorare tale richiesta, tanta è la sua bellezza oggi.
Abbiamo chiuso questi tre giorni, con un bel gelato sul lago di Garda che ha
sempre il suo grande fascino, ora questa bella gita deve diventare tradizione
Losca da ripetere negli anni.
10-11-12 Aprile 2026
Ferrara di Monte Baldo
Rifugio Colonia U. Merlini
1.050 mt s.l.m.
giovedì 26 marzo 2026
Dalle vette dell’Adamello al cuore dell’opera: una serata con Lino Zani
Venerdì 20 marzo abbiamo avuto una gradita visita del nostro amico Lino Zani, guida alpina di Giovanni Paolo II. Un caro amico che ha partecipato alla nostra festa di San Pier Giorgio Frassati quando ancora non era santo e con cui abbiamo condiviso delle belle escursioni in Adamello sui sentieri cari al grande Papa, che fu suo amico e compagno di sciate per molti anni.
Lino era dalle nostre parti perchè ha organizzato un'escursione di tre giorni fino a Sirolo e si è ricordato di noi, ci ha contattato e abbiamo deciso di cenare insieme presentando la nostra opera al copioso gruppo di bresciani che aveva al seguito.
È stata una serata molto bella e a fine cena, Lino ha presentato a molti dei nostri giovani, in maniera riassuntiva la sua incredibile vita e i momenti passati al fianco di Papa Giovanni Paolo II. Personalmente avevo già sentito le sue storie quando partecipammo per due anni al pellegrinaggio al rifugio Lobbia alta in Adamello, ma è stata comunque una grande emozione riascoltare quello che per lui è stato un segno e un motivo di cambiamento nella vita.
Tanti i giovani che hanno partecipato alla serata, sembrava di essere in in rifugio, tanto il clima era familiare. Terminata la serata, uno dei partecipanti alla tre giorni di escursione, si è alzato per ringraziarci del lavoro che facciamo con le nostre opere perché diceva che il senso della vita di molti oggigiorno è lavorare e correre dietro allo stesso lavoro senza avere ne il tempo ne il modo di guardare ciò che si ha intorno, in particolare i giovani che vanno custoditi come cerchiamo di fare con il nostro operato tutti i giorni.
È stato molto gratificante ascoltare questa piccola testimonianza di persone che ci hanno incontrato solo per qualche ora a cena, utile soprattutto nei nostri momenti di fatica quando sembra che tutto vada non per il meglio ricordare queste parole.
Ci siamo lasciati con un invito alla
festa di San Pier Giorgio Frassati 2026 per la serata del Gagliarda's Day.












