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giovedì 17 dicembre 2009

Gita all'Eremo di Roccamorice

Nonostante l'uscita programmata per le fantastiche ed invitanti pareti di Roccamorice, abbiamo dovuto rinunciare a causa del maltempo.
Ma non ci siamo arresi ed abbiamo così visitato l'Eremo di Roccamorice, poco distante dalle pareti d'arrampicata.
Direi proprio che ne è valsa la pena... valutate voi.







mercoledì 21 ottobre 2009

PIO XI UN ALPINISTA TREMENDO

A breve inseriremo la storia, delle ascese del Papa alpinsta.

martedì 13 ottobre 2009

Pio XI, il Papa con la piccozza

È il Papa del Novecento (e probabilmente della storia intera) che più si sia avvici­nato al cielo sulle proprie gambe. Eppure Pio XI è l’unico Pontefice del secolo scorso per il quale non si parli di beatificazione... Eh, a volte la storia scherza persino con i santi. Ma certo non potrà rubare ad Achille Ratti un prima­to che gli appartiene prima anco­ra di quello petrino: l’essere stato il primo (e unico?) «Papa alpini­sta». Lo scrisse Carlo Emilio Gad­da nel suo Pasticciaccio e lo riba­disce ora Alberto Maria Careggio, vescovo di Ventimiglia-Sanremo eppure grande amatore delle montagne: «La qualifica spetta, senza dubbio, a chi aveva la stof­fa dei grandi scalatori italiani» della sua epoca.Il giudizio viene emesso a prefazione di un libro interamente dedicato proprio ad Achille Ratti, il prete alpinista che diventò Papa (Bellavite editore, pp. 264, euro 25), ricerca compi­lata da Domenico Flavio Ronzo­ni: uno storico brianzolo e inse­guitore delle vette come il Ponte­fice desiano. Uomo di scrivania e di biblioteca (fu prefetto dell’Am­brosiana dal 1907 e della Vaticana dal 1914), monsignor Ratti ci sa­peva appunto fare anche con scarponi e piccozza: lo dimostra l’«elenco delle salite ed escursio­ni » che Sua Santità vergò di pro­pria mano e che il libro ora ripro­duce. Tra l’agosto 1885 e l’ottobre 1913, ovvero prima del suo tra­sferimento prima a Roma e poi come diplomatico vaticano in Polonia (tornò a Milano come ar­civescovo nel 1921, ma solo per 5 mesi prima di diventare Papa), il poliedrico ecclesiastico poté col­lezionare una bella quantità di imprese alpine, sia sui monti «di casa» (la Grigna sopra Lecco, il Legnone presso Colico), sia su massicci rinomati come il Gran Paradiso, la Marmolada, il Rosa, il Cervino, il Bianco.Scelte che al presidente del Club Alpino Italia­no Annibale Salsa permettono, nella presentazione del volume, di definire tecnicamente l’antico socio Ratti (iscritto dal 1888 e più tardi membro del Consiglio diret­tivo milanese) un «occidentali­sta », ovvero uno scalatore «attrat­to più dai terreni misti di neve, ghiaccio e roccia che dai virtuosi­smi tecnici del dolomitismo»; pur se le difficoltà di certi suoi itine­rari «meritano tutta la dovuta at­tenzione da parte degli ambienti alpinistici». Non per nulla, il cur­riculum del prelato annovera sot­to l’anno 1889 la prima salita ita­liana alla Punta Dufour sulla pa­rete est del Rosa e nel 1890 un’an­cor più prestigiosa apertura sulla re­gina delle cime europee, il Bianco, lungo la via a tutt’oggi nota co­me «Ratti-Grassel­li » (dal nome del­l’inseparabile compagno di cor­data don Luigi Grasselli) o più sbrigativamente «via del Papa». E in Val d’Aosta c’è an­che una Punta Ratti, vetta di 2840 metri che ri­corda il supremo scarpinatore; che è pure l’unico Papa cui oggi risulti intitolato un rifugio alpino, in Val Venosta. Né da sottovaluta­re sono gli itinerari pontifici che oggi diremmo di trekking. Nel 1892, per esempio, il futuro Pio XI compie un lungo giro da Pine­rolo a Milano attraverso una quantità di passi e cime, passan­do anche una notte all’addiaccio, così come nel 1900 si dedicherà all’escursionismo notturno sul Vesuvio. Infine nell’ottobre 1913 resta ben 4 giorni da solo nel bi­vacco sulla vetta della Grigna: è il suo «addio ai monti», visto che in seguito il diario non annota più mete. Ma il fatto che l’ecclesiasti­co segni con scrupolo tutte le sue «imprese», conservandone l’elen­co tra le cose più personali in un cofanetto foderato di stoffa rossa, la dice lunga sulla considerazio­ne in cui doveva tenere l’attività alpinistica; anche quando – come scrisse l’abate valdostano Joseph- Marie Henry – aveva ormai già compiuto «la più alta ascensione possibile in questo mondo: quel­la al soglio pontificio!». Tra facili e impegnative, Ronzoni valuta in un centinaio le gite montane del Papa, sempre accuratamente preparate sia sulla carta (con lo studio degli itinerari e delle rela­zioni di precedenti salite), sia sul terreno. «L’alpinismo vero non è già cosa da scavezzacolli», repu­tava don Ratti; e in effetti la sua informata prudenza salvò una volta la vita di un giovane monta­naro che la sua cordata aveva preso come guida sul Gran Para­diso ma che aveva affrontato in modo imprudente una cornice nevosa: per fortuna il sacerdote brianzolo aveva letto delle diffi­coltà del passaggio e provvide ad assicurare per bene la corda, che in effetti bloccò poi la caduta del­l’imprudente. Quanto il sacerdo­te prendesse sul serio le sue sca­late (passione peraltro di fami­glia, condivisa con due fratelli e un nipote, di cui Ron­zoni ha ritrovato le let­tere «alpinistiche») è indicato pure dall’atti­vità pubblicistica de­dicata alla materia, con relazioni e articoli pubblicati sulla rivista del Cai e riuniti dopo la sua elezione a capo della Chiesa in un raro volume del 1923, che ora Ronzoni riproduce fotograficamente. In quello stesso anno in più Papa Ratti fece in­serire nel Rituale la formula per benedire corda e piccozze e no­minò san Bernardo patrono di montanari e alpinisti, con una lettera apostolica in cui decretava addirittura che le scalate – «con l’esclusione, s’intende, di ogni ir­ragionevole rischio» – sono lo sport «più corroborante per la sa­nità morale e per la salute fisica». E se l’affermazione probabilmen­te non cade sotto la tutela dell’in­fallibilità pontificia, tuttavia è pur sempre parola di Papa.

Roberto Beretta
tratto da Avvenire.it-articolo del 17 agosto 2009

martedì 29 settembre 2009

BUON COMPLEANNO SAMI!

La SAMI riparte alla grande: tutti a Norcia!
Per l’anniversario della nostra società Alpinistica Maria Immacolata, dedicata per l’appunto alla Madonna, domenica 27 Settembre 2009 ci siamo recati a Norcia, nella Basilica di San Benedetto, patrono d’Europa, ad ascoltare la Santa Messa in rito tridentino.Non abbiamo scalato nessuna montagna ma è stata una giornata fantastica.La messa viene celebrata interamente in latino, solo l’omelia viene pronunciata in italiano ma vi posso assocurare che è stat la messa a cui ho partecipato di più in tutta la vita pur non conoscendo nemmeno una parola di latino.Il rispetto e la sacralità di ogni gesto, l’assoluto silenzio dell’assemblea, i canti gregoriani dei monaci, bellissimi anche senza l’uso di strumenti, mi hanno commosso durante tutta la celebrazione.Il momento della consacrazione è stato poi l’apice del rito, in cui si capisce veramente che il centro di tutto è l’Ostia Consacrata e cioè Gesù Cristo; personalmente ho avuto modo di ripensare a tutti i peccati fatti e di piangere per la mia pochezza e la mia poca fede, ma senza disperarmi per questo, anzi gioendo della misericordia del Signore.La Santa Comunione si riceve in ginocchio e non sulle mani, tutto quello che viene fatto ha un senso profondo che si capisce perfettamente con il cuore anche se le nostr povere orecchie non conoscono il latino.Il celebrante è rivolto di spalle all’assemblea, non per un poco rispetto, ma perché tutti i partecipanti devono essere rivolti verso di LUI.La concentrazione e la bellezza dei gesti portano colui che assiste a rivolgere tutti i pensieri a Gesù Cristo e alla propria vita, cosa che difficilmente mi è capitata durante le normali celebrazioni della domenica.Alla fine della messa il sacerdote è venuto fuori della chiesa e si è intrattenuto qualche minuto con il popolo.E’ proprio tutta un’altra cosa.Devo dire un grazie profondo a chi mi ha fatto vivere questa bellissima giornata e soprattutto ai monaci fedeli al Papa e a questo bellissimo ordine.

lunedì 24 agosto 2009

Una settimana ta le Dolomiti

Il campo estivo della Compagnia dei tipi loschi del beato Pier Giorgio Frassati
Dal 14 al 22 agosto noi ragazzi della compagnia siamo stati a P.sso Falsarego. Una "vacanza" per rigenerare il corpo e l'anima tra le meravigliose montagne che Dio ci ha donato. Il nostro albergo era situato appena sotto l'omonimo passo a quota1935mt. s.l.m. e da li tutte le mattine partivamo per delle magnifiche escursioni. Abbiamo scalato il Sasso di Stria, i Sett Sass, il Lagazuoi, il Nuvolau, il tutto leggendo anche su qualche libro la storia della guerra che ha segnato questi monti. E' stata una settimana magnifica non solo dal punto di vista delle scalate ma in tutti i sensi, una settimana vissuta pienamente, iniziando dalle lodi del mattino, l'escursione, gli incontri con il nostro responsabile (Marco Sermarini) il rosario e la santa messa quotidiana. Seguendo questo metodo, si scopre la vera VITA e si apprezzano tutte le cose del mondo a partire da le più piccole, ora questi insegnamenti dobbiamo portarceli dietro anche durante tutto il resto dll'anno.
ALCUNE FOTO

martedì 12 maggio 2009

Escursione a Rocca Calascio


Domeica 10 Maggio siamo partiti alla volta di Calascio, noto paese dell'abbruzzo per andare a vedere la nota rocca situata al vertice del colle dove è ubicato il noto paese. Il paesaggio è molto bello perchè dal castello la vista spazia a 360° su tutto l'appennino centrale con la catena del Gran sasso, fino al monte Camicia. La giornata è stata fantastica e un lieve venticello primaverile, ci ha fatto abbronzare alla grande. Sotto la rocca di costruzione normanna si trova la belissima chiesa della Madonna della Pietà, una cattedrale tra le montagne. Dopo aver girato un bel pò intorno ai ruderi del castello in cerca di qualche reperto o per far tornare la fantasia a quei tempi, abbiamo fatto pranzo sotto le bastionate del castello, e dopo un bel riposino siamo ripartiti alla volta di casa.












Io sono Iuriy, ho cominciato a frequentare San Francesco e mi ci sono trovato molto bene, ho trovato tanti nuovi amici che mi vogliono bene. Domenica sono stato in gita sul Gran Sasso con Ciccio e Marco e con gli altri amici: noi siamo andati a visitare il castello e io ho scalato.
Abbiamo mangiato i panini che ci eravamo portati per il pranzo a sacco. Voglio dire che la gita è stata molto bella e vorrei rifarla.
I Capitani Coraggiosi mi vogliono bene e anche io voglio bene a loro.
Spero che a settembre potrò giocare con la Gagliarda se mi comporterò bene.
Ciao Iuriy






giovedì 7 maggio 2009

Un Week-end a Ferentillo!

Come non approfittare di 3 giorni di vacanze per fare una bella uscita con gli amici? E allora ecco qua che ci siamo ritrovati a Ferentillo, in provincia di Terni. Un piccolo paesino della Valnerina che ha tra le tante cose una delle falesie più importanti d'Italia, costituita da oltre 800 vie per i più e meno esperti.
Qui sotto alcune foto di questi splendidi 3 giorni.